2019 Hotel Anita di Gatteo A Mare

           Immagino la Riviera Romagnola come una nonna laboriosa che con la sua generosità ed accoglienza è un poco la nonna di tutti.

 

           Quante generazioni di europei del Nord, tedeschi, francesi, svedesi, svizzeri o austriaci negli anni sessanta, settanta e ottanta hanno conosciuto le onde dell’Adriatico come il primo mare mai visto.

 

           I tempi sono cambiati.

 

           Ci avviciniamo al 2017, la tecnologia è sempre più veloce, gli spostamenti sono frenetici, internet ci offre tutto quello che vogliamo a portata di un click.

Viaggiare verso i paradisi tropicali e i meravigliosi mari da cartolina da anni non è più un vezzo o capriccio di persone all’epoca considerate un poco eccentriche, fa tenerezza ricordarlo! Conoscere luoghi distanti ed esotici è diventato quasi comune per molti.

           In questo spazio vorrei cercare di raccontare e di mostrare la Romagna nella sua varia e complessa personalità.

           Cercheremo di seguirne la programmazione culturale e scoprire insieme le attività che fuggono un poco dai luoghi classici del divertimento in Riviera.

 

           Per citarne qualcuno:

Mirabilandia

Acquajoss

Atlantica Park

Indiana Golf

Beach Village

 

Aquafan

 

Fiabilandia

 

Italia in miniatura

 

Delfinario di Rimini

 

Rivergreen Golf

 

Skypark Parco Avventura

 

Museo dell’Aviazione

 

           Conoscere Ravenna dopo una mattinata di sole oppure salire sul Monte Titano a San Marino dopo aver fatto spese al suggestivo Mercato di Rimini, pedalare con il pedalò abbronzandosi e pedalare con la bici fino alla vicina Cesenatico.

 

Giovanni Pascoli così descrive la Romagna

 

Romagna

 

Sempre un villaggio, sempre una campagna

mi ride al cuore (o piange), Severino:

il paese ove, andando, ci accompagna

l'azzurra vision di San Marino:

 

sempre mi torna al cuore il mio paese

cui regnarono Guidi e Malatesta,

cui tenne pure il Passator cortese,

re della strada, re della foresta.

Là nelle stoppie dove singhiozzando

va la tacchina con l'altrui covata,

presso gli stagni lustreggianti, quando

lenta vi guazza l'anatra iridata,

oh! fossi io teco; e perderci nel verde,

e di tra gli olmi, nido alle ghiandaie,

gettarci l'urlo che lungi si perde

dentro il meridïano ozio dell'aie;

mentre il villano pone dalle spalle

gobbe la ronca e afferra la scodella,

e 'l bue rumina nelle opache stalle

la sua laborïosa lupinella.

Da' borghi sparsi le campane in tanto

si rincorron coi lor gridi argentini:

chiamano al rezzo, alla quiete, al santo

desco fiorito d'occhi di bambini.

Già m'accoglieva in quelle ore bruciate

sotto l'ombrello di trine una mimosa,

che fioria la mia casa ai dì d'estate

co' suoi pennacchi di color di rosa;

e s'abbracciava per lo sgretolato

muro un folto rosaio a un gelsomino;

guardava il tutto un pioppo alto e slanciato,

chiassoso a giorni come un birichino.

Era il mio nido: dove immobilmente,

io galoppava con Guidon Selvaggio

e con Astolfo; o mi vedea presente

l'imperatore nell'eremitaggio.

E mentre aereo mi poneva in via

con l'ippogrifo pel sognato alone,

o risonava nella stanza mia

muta il dettare di Napoleone;

udia tra i fieni allor falciati

de' grilli il verso che perpetuo trema,

udiva dalle rane dei fossati

un lungo interminabile poema.

E lunghi, e interminati, erano quelli

ch'io meditai, mirabili a sognare:

stormir di frondi, cinguettìo d'uccelli,

riso di donne, strepito di mare.

Ma da quel nido, rondini tardive,

tutti tutti migrammo un giorno nero;

io, la mia patria or è dove si vive;

gli altri son poco lungi; in cimitero.

Così più non verrò per la calura

tra que' tuoi polverosi biancospini,

ch'io non ritrovi nella mia verzura

del cuculo ozioso i piccolini,

Romagna solatìa, dolce paese,

cui regnarono Guidi e Malatesta;

cui tenne pure il Passator cortese,

re della strada, re della foresta.

 

(G. Pascoli, Romagna, da Myricae, Mondadori, Milano 1943)